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#4

Pensavo,

sono proprio indietro.
Io e la poca voglia di accettare i posti fermi,
le patate arrosto in salsa agrodolce,
i Thè tiepidi.
Non capisco
se è il caso di provare a stare ferma con chi ha poca voglia di camminare o di inseguire chi ne ha troppa.

L’America è comoda,
-almeno questa parte ha gli angoli smussati e soffia la brezza dall’Altlantico-
così lucida e pacchiana,
quasi fosse una scenografia troppo bella per uno spettacolo mal recitato.
Ed ecco che il lavoro lo trovano quasi tutti, mica la crisi si sente,
c’è da mettere in piedi lo show,
ci sono alberi, cespugli, castelli da ricoprire di cartapesta e dipingere.
Le tende di velluto da lavare e buttare in asciugatrice.
Cerare il pavimento.

Qualcuno capisce cosa intendo?

Mancano otto mesi e potrò finalmente decidere dove e se spostarmi, ancora.
Che poi,
chissà perché a uscire dai paletti delle abitudini si diventa così critici e acidini?

Ed indietro lo sono davvero. Di ben sei ore. 

#3

Ci hanno chiesto se volevamo rimanere, mentre ci obbligavano ad andarcene.

 

Le hai presente le Americanate? I film, intendo.
Quelli che dopo Mamma Ho Perso l’Aereo ti fanno credere che davvero i ladri entrino per la porta principale
e domandare perchè ogni Natale sotto i loro abeti (sempre più verdi di quelli alpini) ci siano cuccioli nei pacchetti dai fiocchi di raso.
Sempre che tu non abbia già adottato un topo ballerino bianco facendolo sentire parte della famiglia.

Questo è il primo paletto.

Il secondo lo vedi facendo un passo avanti.
– uno solo, non servono grandi sforzi tra la TV ed una birra nel frigo –
Ed è quello che vorresti travare, le aspettative, se mai dovessi un giorno capitare qui,
in questi Stati bene o male Uniti.

Insomma, un bel campo di battaglia per i sogni.

Ecco, tra questi due paletti ci sta una cosa.
Anzi, ci stanno delle cose
chiamiamole persone.
Non tante, circa quattrocento mila
tutti italiani.
Stanno qui e a volte si guardano attorno, usando i paletti come stuzzicadenti,
dopo aver realizzato che la Green Card non si mangia.