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New York

Sconosciuti

Volevo fare un polverone trattando ancora di Americanate, ma proprio un paio di giorni fa mi sono ritrovata a parlare con uno sconosciuto di un argomento che spesso giace nel girone del vanitosi dopo aver percorso il vasto ramo della filosofia spicciola. Ma la lingua inglese permette più inflessioni di quante l’italiano possa esprimere mettendo

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#1

#DECINE Luglio, Luglio, sii gentile e dammi il tempo per accumulare una decina di cose insieme. Una alla volta va benissimo, una al giorno.    Non viene considerata la pazienza, la maestria nel creare coreografie di cartone su altro cartone, non viene più nemmeno criticata l’andatura, ammirato il passo spedito, la città si crede piccina,

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#9

A verder come la gente si saluta mi viene un dubbio: sulla faccia della terra d’esserci solo io bugiardo     Ed è proprio così. Ci lamentiamo del troppo finto-interesse italiano, non appena oltrepassata la fase sconosciuti, poi finiamo dall’altra parte del mondo e capiamo che c’è di peggio. Intanto che gusto c’è nel ricevere

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#6

Questa mattina dovevo andare a consegnare un assegno di venti dollari al bowling del paese accanto. Vallo a chiamare paese poi. Una strada, negozi da entrambe le parti e attorno case in ordine geometrico come decorazioni persiane sui tappeti. Il bowling si trovava al centro di una rotonda immensa, dove le macchine dovevano fare il

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#2

Il treno al mattino che porta a New York non è mai stato così lento. Puntualissimo, ma lento. Avevo dimenticato tutto. Libro, occhiali, soldi, documenti. Se mi fermavano ero nessuno. Anche se non mi fermavano, in realtà. Tra la folla della qurantasettesima o della cinquantesima ero comunque chiunque. Che è peggio di nessuno. New York

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