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Settembre /// uno di trenta

La mattina mi sono svegliata e Toh, è inverno, ho pensato mentre la finestra sbatteva e le tende verdi  si arrotolavano tra di loro. Erano le sei, faceva freddo e fuori improvvisamente era Novembre. Il lenzuolo era tutto raggomitolato in fondo al letto e le bacchette delle xilofono erano finite sotto il cuscino.
Ho mandato un messaggio ad Amedeo per avvertirlo che no, non saremmo andati a raccogliere i fichi d’india e ancora assonnata mi sono riaddormentata sotto un poncho ritirato fuori da un cassetto con calzini e maglioni. Alle dieci il telefono ha iniziato a suonare e l’ho lasciato fare, poi mi è venuto in mente che era il primo settembre e a me i primi piacciono particolarmente così mi sono svegliata tutta in un momento e risposto per un pelo alla chiamata a sorpresa della nonna di Amedeo che con nonchalance e dolcezza nonnesca mi invitava a pranzo da loro, a mangiare pollo e patate.
Aveva smesso di piovere, c’era addirittura il sole e mancavano tre ore a pranzo, avrei avuto tutto il tempo per il caffè in spiaggia ed una nuotata.
Oggi l’orario in libreria da continuato è passato a spezzato, il che da inizio ufficialmente alle mie vacanze, tutti i giorni per le prossime due settimane, fino alle cinque del pomeriggio. Un lusso insomma.
E ora che sono qui tra libri e clienti che continuano a chiedermi se abbiamo libri sugli squali, la frutticoltura o l’ultimo romanzo di Faletti mi rendo conto che nonostante siate tutti lì fuori a godervi il sole sull’isola, a sguazzare e finire il tubetto di crema solare, io sono certa, ma proprio sicurissima che l’autunno è arrivato.

Cose ferrose più o meno pericolose

Ho conosciuto una persona lavorando in libreria, un’autore locale.
Per fortuna non uno di quelli che portano venti copie del proprio libro e pretendono una propria copia per vetrina di cui una nel settore dei best seller-contemporanei e una sul bancone insieme a quelli che propongo a rotazione (fatto realmente accaduto anni fa ormai).

Amedeo ha attraversato l’Atlantico e ha trascritto parti del suo diario allegando il tutto a degli scatti proprio niente male. Poi è arrivato qui da me e ha proposto di lasciare in conto-deposito qualche copia -datagli dalla sua casa editrice (Edizioni Myra)- al 30% (per la libreria l’equivalente del ricavato del prezzo di copertina in caso di vendita), ma è sfortunatamente incappato nel mio capo che, da imprenditore qual è, ha cercato di strappargli una percentuale del 50% (wtf?) rigirandosi il suo volume lucido e fresco di stampa tra le mani. L’ho trovata una cosa maligna, sebbene il mio capo non sia una persona cattiva tutto sommato. Amedeo allora ha ripreso ciò che aveva portato e se ne è andato, non prima di avermi lasciato una copia da mettere in vetrina, come esperimento. Esperimento di che poi?, dico io, è un bel libro e punto, ma vabbè. I capi son capi per questo.
Dopo una settimana le richieste hanno sfiorato la decina e tutta contenta l’ho richiamato chiedendogli di richiamare Edizioni Myra per farmi mandare altre copie.

Devo dire che ora “Le rotte del ferro salato” sta proprio bene insieme alle guide archeologiche ed al romanzo di Federico Regini, “l’Isola“, un’altra chicca editoriale qui all’Elba.

2014-07-25 22.26.13

Inoltre oggi scopro pure che Amedeo abita proprio di fronte al mio palazzo. E il mio palazzo, giuro, si affaccia su mezzo paese, quindi è tutto un dire.
Insomma, Amedeo oltre ad essere un portatore di informazioni interessantissime dall’oceano, potrebbe anche avermi vista quel giorno mentre sbattendo fuori la tovaglia piena di briciole lasciai cascare giù per tre piani ben due coltelli, suscitando il terrore di coloro che stavano pranzando sulle terrazze dei condomini circostanti. Ricordo che se ne parlò pure in piazza, intendo, delle le briciole che avevano coperto come neve i cactus della signora al piano di sotto.