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Monopolio

Sono due giorni che mi accorgo di fare solo cose che sono appena accadute a qualcun altro. E pure delle frasi mi escono, che in risposta ricevo solo Ah, lo dico sempre anch’io. Tutto il giorno così, per due giorni.
Quando capita e mi sembra di iniziare ad infastidirmi Bene, mi dico, bravi tutti. Tanto poi mi passa. E invece non passa.
Stamattina per esempio avevo un nome in testa e questo nome era un autore che avevo un po’ accantonato tra decine di altri autori. Allora l’ho cercato negli archivi della libreria, sul sito del fornitore e perfino quello della Feltrinelli, che Ibs chissà perché mi dava errore, ad aprirlo. Che bello, quasi quasi ne parlo qui, di sto autore dimenticato tra tanti altri autori, mi sono detta. Poi invece apro le newsletter settimanali di qualche sito di critica e ci hanno già pensato gli altri, a scriverne, che belli i suoi libri, ma si dai parliamone.

Una cosa che invece non c’entra, ma forse si, è che da oggi il frigo a casa è occupato da quelle merendine che sono le Kinder-fetta-al-latte. Ne ho mangiate un paio di seguito una sera dopo cena e qualcuno se ne deve essere accorto, forse le ho mangiate con gusto. A volte mi sembra che basta che io pensi una cosa e accade, ormai è così qui.
Insomma, non devo più fare niente, devo proprio smetterla di fare le cose come se fossero cose mie e basta, tanto è inutile, non è mica un Monopolio di Stato questo, non sono mica lo Stato io.

Sabato mattina

Se mai un giorno dovessi aprire una libreria, o una qualsiasi attività commerciale, farò in modo di installare al suo interno delle luci tali da simulare una giornata di sole anche a Novembre.
Insomma nelle mattinate come oggi, quando mi sveglio ed è nuvoloso so già che a lavoro una grossa fetta di under 30 non perderà l’occasione di rendermi partecipe al proprio entusiasmo reumatico. 

Per fortuna i sub hanno invaso con le proprie mute e bombole lo spazio davanti la Libreria, rendendo partecipi del mare anche quelli che di malumore entrano qui da me a lamentarsi della giornata uggiosa, del bagno in spiaggia che non si può fare, dello scirocco appiccicoso e cose così, più o meno disconnesse.  Spero non se ne vadano prima di pranzo, spero anche che le pozzanghere che hanno lasciato lì non evaporino prima di cena, mi piace il movimento di turisti che si è creato. Libri in mano e uomini seminudi oltre le vetrine.

 

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Da due settimane sono sull’Isola d’Elba;
è la quarta stagione estiva che mi ritrovo qui, senza contare il 2013, passato oltreoceano.
Tornare a lavorare in libreria è stato il mio regalo di compleanno più bello. Ho ricevuto una chiamata da parte del capo il 28 Giugno.
– Ciao Simo, sei a Roma?-
– Si, sempre qui. –
– Ottimo, riapriamo la libreria. Sta sera devi essere sull’Isola. Prepara le valige. –

Ecco. è accaduto più o meno così.
Non ci sono stati treni da rincorrere, è passato il capo stesso a prendermi per poi -tre ore dopo- depositare me e la mia valigia a Piombino, nell’attesa del traghetto delle ventuno.
A me piace così, che le cose si dicano e si facciano subito dopo.
Mentre il traghetto scorreva placido sul mare in lontananza le luci sugli scogli si accendevano e l’Elba era esattamente come me la ricordavo: un pesce verde spiaggiato a pochi chilometri dalla costa Toscana.