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Scendere

A metà settimana torno a Roma e, a fare i conti, durante agosto non ho fatto colazione da sola per venti volte (il che vuol dire che per venti mattine su trenta ho visto qualcuno nei primi cinque minuti dopo aver aperto gli occhi), viene anche mia sorella a Roma e scendiamo in treno, che in due non si fa prima ma perlomeno gli occhi a guardare lo stesso punto fuori sono quattro, i gomiti a sfiorarsi sul bracciolo due e di valigia da trascinarsi dietro una sola. E gliela faccio portare a lei, che io avrò il gatto da non perdere per il vagone.
Un’altra cosa che le farò fare sarà scrivermi delle lettere a fine giornata. Ho sempre voluto che mi scrivesse più spesso, a volte lo faceva. Qualche anno fa per esempio, quando stavo sull’Isola d’Elba mi è arrivata una sua cartolina timbrata Udine o Lignano non ricordo. Ha una bella scrittura tonda mia sorella, mi viene proprio voglia di farla scrivere in corsivo a penna blu.
Poi forse le chiederò anche di pelare qualche patata con me, quando torneremo a casa dopo aver visto il Colosseo o i Fori, ma se non le va lascio stare, faccio io.

Una cosa tenera

Una cosa tenera che ho tradotto oggi riguardava i tuberi, i tartufi neri, e fa così:

La nascita del tartufo avviene tramite le spore, cioè i minuscoli semi contenuti in un vecchio tartufo, che attecchiscono sul luogo oppure sono trasportate involontariamente da alcuni animali che se ne cibano (come lumache, ricci e scoiattoli). Le spore ( fig. 3) si posano sulla radice della pianta e, “abbracciandosi” ad essa, producono le micorrize ( fig. 4).

Che bello, venerdì torno nella campagna friulana tra le lumache, i ricci e gli scoiattoli. Ci starò una settimana, magari vado a cercare le micorrize.

Al telefono

(con mia mamma, mentre mi raccontava di quando, qualche giorno fa, è tornata in città dopo tanto tempo che non usciva dal paesello in cui ora vive)

«e c’erano tantissimi giovani, non è che mi davano un quel grande senso di sicurezza»