Archivio mensile:aprile 2016

Tre cose delle quali a nessuno importa nulla e che resteranno qui comunque

Nella traduzione di Serena Vitale del racconto Le notti fiorentine di Matina Ivanovna Cvetaeva, che era una scrittrice e poeta [poetessa] russa, la prima riga della sua nota biografica inizia così: Naque a Mosca il 26 settembre (9 ottobre) 1892. Non si capisce perché, forse per mancanza di fonti. È la terza Marina che non ha una data di nascita sola. Ne conosco un’altra che da decine d’anni scrive 29 giugno (22 novembre). Forse va per omonimia.


P. Qualche sera fa, al telefono, no vabbè era Skype, però telefono fa più intimo, più confidenziale, che era la sera in cui poi mi sono addormentata mentre mi leggeva le poesie di Pavese, mi ha raccontato che quando ha iniziato a parlare francese con i francesi in terra francese, usava parole brevi nei dialoghi, chic, un peu, che gli riuscivano benino e ci si esercitava nella pronuncia, sotto sotto. Poi un giorno ha detto «carino il francese, non male». Sicuramente l’ha detto a qualcuno, perché sotto sotto il francese lo faceva impazzire, nel senso più pettinato. L’ho capito quando in un messaggio, la sera, mi ha chiamata chérie, con tanto di buonanotte e bacio in allegato.


Sono giorni che apro i libri e leggo di uomini [maschi] che svegliandosi si guardano allo specchio in bagno, si scrutano prima e dopo essersi sciacquati la faccia con acqua gelida e, a seconda del personaggio, si avvicinano allo specchio fino ad avere i punti neri e i capelli bianchi in primo piano o si allontanano per osservarsi nel complesso, sbadigliano, con le dita nel naso cercano il senso del loro mattino, confrontano il lato destro con quello sinistro del proprio naso, ma comunque si stupiscono concludendo il tutto con una smorfia a se stessi. Forse sbaglio qualcosa nello scegliere i libri in biblioteca. Io comunque se fossi uomo non so se ce la farei, la smorfia al mattino.

Sul 23, ancora

A pagina 45 A. Arbasino scrive -trascrive- le parole di Gadda.
E Roma? «Ne sono amareggiato, stanco: se potessi me ne andrei subito, se avessi forza, denaro… Ah, il romanesimo…»
(Poche righe più su: «Questi milanesi col loro ‘lavurà’ mi hanno dato una bella mazzata sulla testa»)

[Comunque la pagina 45 fa parte del libro color blu Adelphi, “L’Ingegnere in blu”]

Sul 23

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Questo qui è un estratto in lingua originale di un’intervista densa, densissima, da parte del giornalista Wallace Shawn a Mark Strand, apparsa sul Thepariareview (.org) recentemente ma risalente a non so bene quale anno, penso il 1998.

Sto traducendo l’intero articolo, che sull’autobus ho abbastanza tempo.