Archivio mensile:dicembre 2015

Ora sì

È uscito il sole, dopo giorni. È uscito tra la nebbia, così come sono usciti pure i rami degli alberi, con o cachi ancora appesi, le foglie marroni secche che sembrano essersi scordate di cadere. Non è poesia, fa freddo finalmente, ora si può andare in letargo.

Poi passa

Oggi ho ricevuto i miei primi auguri, erano da parte della mia banca. Mi ha fatto un po’ strano ricevere i miei primi auguri da parte della banca e non, che so, dalla mamma, o da chi mi vede ogni giorno, però vabbè, fa comunque piacere pensare che qualcuno, qualcuno un po’ più creativo dell’ufficio marketing della MPS, si sia messo lì e abbia detto, dai creiamo un biglietto di auguri e mandiamolo in mailinglist a tutti i nostri clienti, un gesto di bontà, carino, non vi pare?

Tutti avranno risposto Sì dai, pensaci tu, tornando ai propri conti, operazioni, finanziamenti altrui, e lasciando all’ideatore di quell’idea così carina, le redini.

Eh.

Pochi minuti dopo, mentre aspettavo il caffè in cucina, ho sentito una notifica, di nuovo una mail, sempre della banca. La copia identica degli auguri di poco prima. Che tristezza, doppi auguri.

Poi mi sono ricordata che in effetti, io con la mia banca ho due conti. Doppia tristezza.

Più Libri Più Liberi (Graziano Graziani)

La prima sensazione che ho avuto, ad entrare alla fiera Più Libri Più Liberi, è stata quella di aver messo la testa in un forno ventilato appena acceso. Quell’arietta e il caldo che inizia a diffondersi, così tipico delle fiere.

Dicevo, qualche post fa, che sembrava tutto influenzato dal germe della politica, che già considerare la politica un germe, è un po’ malsano come punto di vista.
Ho sfogliato il programma giornaliero e ho notato che da qualche parte, al secondo piano ci sarebbe stato Graziano Graziani a presentare il proprio Atlante delle Micronazioni (uscito nel 2015 per Quodlibet). Quale migliore occasione per sentire cosa aveva da dire l’autore su quello che non é un romanzo, non è narrativa, non è un saggio e nemmeno un manuale. Non è nemmeno illustrato, se per questo. È un libro, e fino a qui ci siamo. E io quel libro me lo sono divorata in treno, in bus, a letto, a tavola mentre aspettavo si raffreddassero i rigatoni.
Graziano compone in modo abile e ironico un catalogo di paesi governati da qualcuno che in un momento di goliardia, interesse politico (utopia?) e spirito d’iniziativa aveva deciso di istituire non solo le leggi di tale nuova creatura, ma ovviamente pure i suoi confini. Che poi, i confini, da quel momento in poi, sarebbero stati all’interno di uno stato ben più grande (con i propri di confini), sono cose marginali.
Così nasce questa cernita di Stati, nazioni e storie al limite dell’assurdo (e a volte nemmeno tanto al limite). Ogni tanto nel discorso si intromette un ridente Nicola Lagioia e formano proprio un bel duetto i due, il pubblico ride, si stupisce, e mi stupisco e rido pure io, nonostante abbia letto il libro più di due mesi fa.
La cosa buffa è che mentre il loro discorso sembra prendere una piega sempre più politica, tra Graziano se ne viene fuori con il fatto che «ogni studente di giurisprudenza sogna di essere tradito da ciò che sta studiando, quasi per confermare che la vera ragione stia nella propria, di tesi», colgo un tono ironico e rassegnato quasi, della serie che tutte le regole cercano la propria eccezione, che sono quasi le quattro e bisogna chiuderla qui, se volete il libro lo trovate fuori, buone cose a tutti. E quindi ecco qui, andatevi a vedere la Repubblica di Frigolandia, per esempio, che con la politica reale ha la stessa relazione che ha il mio gatto con le tigri.
Ad ogni modo è un lavoro di ricerca notevole, quello di Graziano nel “suo” Atlante delle Micronazioni. Forse uno dei rari e piacevoli casi in cui il lavoro di scrittura supera quello di promozione.

[Continua]

Più Libri Più Liberi (Marco Balzano)

Non ho mai letto nulla di Marco Balzano. La mia ignoranza da qui in giù sarà feroce.
Regolarmente, d’estate in libreria, mi arrivano scatoloni timbrati Sellerio: sono carichi di Camilleri, Malvaldi, a volte ne arrivavano alcuni di soli cataloghi.
Rimango sommersa dalla letteratura, sei mesi all’anno, senza via d’uscita. Nel senso che se volessi per caso una copia di Moravia, De Silva o Balzano da tenere in vetrina, sia mai. Premio Strega? Premio Campiello? Chi li compra al mare? Sono ordinati? Mi viene chiesto dall’alto. No, rispondo, perché effettivamente no, non lo sono, ma diamine, non ho chiesto la guida delle Alpi o il manuale pratico del rigattiere. Allora non servono, mi riferiscono secchi, serve la letteratura, quella che si legge.

Che cos’è la letteratura QUELLA CHE SI LEGGE ? Magari ne parlo un altro giorno.

Intanto è arrivato il momento di aggiungere che sì, lavoro in una libreria, ma questa libreria è qualcosa di ibrido tra una libreria in perenne allestimento e un negozio di articoli da regalo. E pure un’altra cosa: il titolare della libreria è uno solo, ma per la sua smisurata capacità di gestire in modo così poliedrico vari tipi di attività contemporaneamente e in varie zone d’Italia (librerie, negozi di borse, campi di radicchio, se non ho capito male), per questo suo modo di coordinare e muovere le cose (le cose funzionano finchè mungono cit) , a me viene proprio naturale parlare di lui al plurale. Molto rispetto, un po’ meno stima, devo ammettere.
E per quelli che credevano che fossi uscita da una favola, la favola della libraia, io direi che mi pare più da una raccolta di racconti, di quelli che finiscono dopo due pagine. Selfpubblishing, tra l’altro, dove non si capisce nemmeno lo stile dell’autore.

In inverno poi, quando mi sposto, per esempio a Roma come quest’anno, una delle prime domande che si può fare ad una persona conosciuta è Che cosa fai nella vita. Non so mai cosa rispondere, mi verrebbe da parlare di tempo, piuttosto. O di quello che ho cucinato per pranzo.  Faccio quella che evita di dar spiegazioni, perché altrimenti, a grattare troppo, verrebbe fuori pure che mi vergogno del mio accredito da libraia, per entrare alla fiera quando e quante volte voglio, durante questi cinque giorni.

Insomma, ora devo pure buttare giù due righe su Marco Balzano, altrimenti sta cosa che scrivo, tanto vale che non la chiamo Più Libri Più Liberi (Marco Balzano).
Ninetto é il protagonista de L’ultimo arrivato, nasce in un posto, emigra in un altro, cresce, gli accadono delle cose in un contesto non proprio borghese e va a finire che si ritrova adulto e stupito nei giorni nostri. Voilá, guarda che bella fetta di Italia ci hai descritto, Marco (niente spoiler, ho solo riportato la quarta di copertina).
E poi Ninetto! Ma che bel nome, perché mi è così familiare? Davvero tanto, tanto familiare. All’improvviso mi torna  in mente Sandra Petrignani e il suo Addio a Roma, uscito per Neri Pozza nel 2012, in cui l’autrice impasta dettagli biografici della vita di molti (moltissimi) esponenti dell’arte e della letteratura del 900, alla vita di una ragazza, Ninetta, che si ritrova catapultata in quella che è la Roma intellettuale tra gli anni 50 e i primi del 70.
A distanza di qualche anno, a rileggerlo, trovo la parte romanzata decisamente debole, e pure frettolosa in alcuni punti, resta comunque a mio parere un bel saggio, un trampolino di lancio per chi (come me, quando l’ho letto) non saprebbe da che parte affondare le mani nel secolo scorso. Praticamente il rovescio de L’ultimo arrivato, a sentire la presentazione.
A fine incontro mi avvicino a Balzano, sta sistemando alcuni fogli nella borsa, ha ancora una penna in mano. Si ferma, mi guarda e forse pensa che dovrà fare un autografo, e a me un po’ dispiace non avere il suo libro dietro, ma non amo particolarmente le firme o le dediche, glielo dico e ride, riponendo la penna in tasca. Scopro così che nemmeno lui si era accorto di quella vicinanza con la storia della Petrignani, nonostante la conosca bene.
Chiacchieriamo un po’, Salutamela se la vedi, mi dice. Chissà che ha pensato, io, Sandra l’ho vista una volta al bar a Lepanto, beveva un caffè, però non glielo dico, questa me la segno, penso. Magari poi, un giorno, va a finire che nasce una rubrichetta qui, sulle coincidenze, ma di quelle piacevoli, come questa. Ne ho almeno una decina, già annotate.

[Continua]