Archivio mensile:giugno 2015

Prima

Oggi che è il compleanno di mia mamma e, da quel che ho capito, lei i suoi compleanni non li vuole più festeggiare, ho pensato di chiamarla e dirle che è proprio bello che sia nata un giorno prima di me, anzi un giorno e ventisei anni prima di me. Molto meglio che trovare scuse per riuscire a farle gli auguri contro sua volontà. Allora festeggiamo sta cosa qua, oggi. E io domani non so prima di chi sono nata, io. Probabilmente prima di qualcuno che è arrivato dopo di me.

Da qualche parte

” … svegliarsi alle otto per uscire alle nove per tornare alle dieci per riuscire a far la spesa, mangiare ed essere a lavoro all’una. Ma allora che senso ha? A sto punto io che ci vado a fare al mare, ad aspettare di andare da qualche parte?”

[Sentito questa mattina alle nove e un quarto al porto]

Mi ricordo

E poi una volta ho fatto come Joe Brainard e poi Georges Perec e ancora tanti altri che si sono presi la briga di ricordarsi e annotare tutte quelle cose che per loro sono qualcosa che vale la pena di dire di ricordare.

Una dietro l’altra, ne ho raccolte più di un centinaio negli ultimi mesi. E anche non proprio ultimi veramente, perchè ho scritto il primo Mi ricordo nel gennaio del 2014 e non ho più smesso, che di cose che vengono in mente a sproposito ce ne sono sempre. Magari ci creo una sezione apposta, per tutti questi Mi ricordo che per ora se ne stanno su agende, scontrini e bustine vuote di zucchero.
E niente, intanto ne metto alcuni qui.

*

Mi ricordo le volte che mia nonna mi vestiva sempre di giallo per non perdermi al mercato di Tashkent, in Uzbekistan. Avevo cinque anni.

Mi ricordo al Central Park a mangiare ravioli su un prato e Henry che si gira verso di me improvvisamente e dice Non ti muovere che quello dietro di noi ti sta disegnando.

Mi ricordo i grembiuli neri delle elementari abbottonati al primo bottone, attorno al collo, e usati come ali di pippistrello a ricreazione.

Mi ricordo la prima volta che ho visto l’oceano e mi sembrava in salita nonostante io fossi sulle dune.

Mi ricordo l’estate del ’95 e mia mamma mentre mi saluta e dice che torna e poi non torna per mesi. Poi però la rivedo in cucina, non fa più caldo fuori e lei è più bionda, più bella e io sono cresciuta di qualche centimetro.

Mi ricordo il secondo telefono cellulare, che non faceva le foto ma era bianco e rosa e i tasti erano bellissimi da farci passare sopra i polpastrelli, era meglio che poter fare le foto, pensavo.

Mi ricordo quella volta che la professoressa di italiano mi disse che a volte leggere tra le righe è più semplice se si scrive su un foglio a quadretti.

Mi ricordo il televideo, quello con tre numeri che poi bisognava aspettare.

Mi ricordo La7 sul canale otto, Italia 1 sul canale sette e Telefriuli sul sei.

Mi ricordo ogni singolo cliente degli ultimi cinque anni che mi ha chiesto di pagare con la carta, per un acquisto inferiore ai cinque euro.

Mi ricordo Maura Aimo.

Mi ricordo una piscina piena di moschini, un lampadario enorme fatto di carta in una casa in legno sul lungomare di West Hampton. E un piatto di pomodorini, mangiati sul bordo della piscina.

Mi ricordo il bagno fuori casa ad Almata e la vasca da bagno nella sauna, sempre in quel bagno. Faceva freddo ogni notte a Luglio, i calzini non si asciugavano mai.

Mi ricordo la leggerezza degli alberi tagliati e trasportati in un boschetto del centro Friuli.

Mi ricordo un armadio bianco pieno di mutande e asciugamani mai usati.

Mi ricordo quando Andreas mi metteva in cima all’armadio bianco e diceva che aspettava che mi mettessi a piangere per farmi scendere, ma non piangevo mai e allora si stufava e se ne andava fuori e io aspettavo che mamma tornasse a casa per poi mettere una sedia accanto all’armadio e tirarmi giù da lì, in lacrime.

Mi ricordo il primo cuore in gola, alla corsa campestre della terza elementare.

*

immagine: * click

Monopolio

Sono due giorni che mi accorgo di fare solo cose che sono appena accadute a qualcun altro. E pure delle frasi mi escono, che in risposta ricevo solo Ah, lo dico sempre anch’io. Tutto il giorno così, per due giorni.
Quando capita e mi sembra di iniziare ad infastidirmi Bene, mi dico, bravi tutti. Tanto poi mi passa. E invece non passa.
Stamattina per esempio avevo un nome in testa e questo nome era un autore che avevo un po’ accantonato tra decine di altri autori. Allora l’ho cercato negli archivi della libreria, sul sito del fornitore e perfino quello della Feltrinelli, che Ibs chissà perché mi dava errore, ad aprirlo. Che bello, quasi quasi ne parlo qui, di sto autore dimenticato tra tanti altri autori, mi sono detta. Poi invece apro le newsletter settimanali di qualche sito di critica e ci hanno già pensato gli altri, a scriverne, che belli i suoi libri, ma si dai parliamone.

Una cosa che invece non c’entra, ma forse si, è che da oggi il frigo a casa è occupato da quelle merendine che sono le Kinder-fetta-al-latte. Ne ho mangiate un paio di seguito una sera dopo cena e qualcuno se ne deve essere accorto, forse le ho mangiate con gusto. A volte mi sembra che basta che io pensi una cosa e accade, ormai è così qui.
Insomma, non devo più fare niente, devo proprio smetterla di fare le cose come se fossero cose mie e basta, tanto è inutile, non è mica un Monopolio di Stato questo, non sono mica lo Stato io.

Tre cose

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Tre cose degne di nota, prima di pranzo:

(in ordine)

– Poco prima di aprire la libreria sono entrata nel bar per fare colazione, perchè ho quest’abitudine che il sabato e il lunedì faccio colazione fuori. Ho chiesto il caffè macchiato e indicato una pasta al cioccolato in vetrina, allora la ragazza al banco mi ha domandato Basta così?
e io ho risposto Un goccio d’acqua grazie, anche se so che qui tutto si paga, anche l’acqua al banco, visto che dai rubinetti non è potabile. Mentre cercavo i due euro in borsa mi sono accorta che sul banco davanti a me era comparso un caffè macchiato, una pasta al cioccolato e un bicchiere, di quelli da spremuta, alti. Vuoto per metà. No, anzi, pieno un quarto.
Ne sono certa, erano proprio due dita di acqua, insomma un goccio.

– Uscendo da questo bar poi, sulla porta, ho incrociato una conoscente che entrando tutta contenta e rivolgendosi un po’ a me e un po’ a chi era seduto ai tavolini, saranno stati in quattro del paese a bere caffè e leggere il Tirreno, insomma, questa conoscente ha spalancato le braccia e ha detto Tutti per fare a colazione, qui, siete?
e a me è venuto da pensare che se si poteva esserci per fare a colazione, si riusciva sicuramente anche a fare a pranzo o addirittura fare a merenda, tutti insieme. Un po’ come fare a botte o fare a rate. Chissà se si può anche fare a lavoro, mi son chiesta mentre mi incamminavo verso la libreria.

– La terza cosa da annotare è l’arrivo del caldo che tutti lo aspettavano ed eccolo qua. Un’afa eccezionale, anzi d’eccezione, quelle che non fanno dormire nemmeno con le finestre spalancate e in libreria senza l’aria condizionata si muore pian piano, per evaporazione .
Qui in negozio tutti non fanno altro che farmelo notare, che non si dorme più nemmeno con le finestre spalancate e, per carità, non avete l’aria condizionata?