Archivio mensile:agosto 2014

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Continuano le ondate di turisti italiani, spesso tutti irritati come fossero stati spazzolati con il pettine a rastrello già di prima mattina. Non mi piacciono i turisti italiani con i bambini sporchi di gelato al seguito, mi piacciono però i loro papà e nonni e nonne, le mamme meno. Così come non disprezzo i cani al guinzaglio dispersi tra gli scaffali, mentre annusano le copertine dei pocket gialli scontati del 25%. Poi c’è un orario che preferisco più di tutti gli altri momenti della giornata, ed è questo, tra le undici e mezza e mezzanotte quando tutti si calmano in libreria. Qualcuno si siede pure a terra a sfogliare qualche libro di ricette. Io continuo a fare le mie cose tra riordinare e sfogliare qualche libro appena arrivato piuttosto che uno nascosto mai visto prima.
Tra l’altro dopodomani, che sarà il primo di settembre, per quindici giorni di seguito cercherò di essere presente, qui. Un po’ per sdrammatizzare l’autunno e un po’ per dare un taglio netto all’estate, che non si è ancora capito bene se sia arrivata o meno.

Come carezze su ricrescita

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Non è che funziona tutti i giorni svegliarsi bene. Io ci provo, poi se succede che apro gli occhi qualche minuto prima che suoni la sveglia e, in cortile, sento urlare porcamadonna e budelloditumadrealternati a vocali OOOUU, EIII, non va mica bene.

Quando accade ciò mi alzo proprio di cattivo umore. Non che mi abbia mai dato alcun fastidio un coinquilino chiassoso. Anzi, di solito sono io quella che inizia a fare domande, come fosse un mondo nuovo quello delle croste sugli occhi mattutine. Anche i piatti sporchi nel lavandino sono spesso stati un punto di partenza per una conversazione pre-colazione. Non mi sono mai adirata contro nessuno che abbia vissuto con me nell’iniziare un dialogo già dalle prime ore del mattino. Ho sentito sbattere ripetutamente qualcosa contro la parete che confina con l’altra stanza, qualche alba fa. Mi sono chiesta perchè e rigirata un paio di volte nel letto, ma la cosa è finita lì.

Insomma, mi puoi anche fare domande, proposte, esporre frammenti dell’esame di economia aziendale – prima della colazione intendo, in quel momento delicato che è.
Ma al risveglio sentire cose tutte attaccate come vocali e parole senza spazi in mezzo mi fanno l’effetto di una carezza contropelo sulla ricrescita della ceretta.

 

 

Ancora gialli

Sono giornate gialle di sole, caldo e di classici Doyle, Simenon e di S. S. Van Dine da risistemare in bella vista –  che se non fosse per Diego che mi porta un bicchiere d’acqua di tanto in tanto dal bar, io non so se ce la farei a trascinarmi tra gli scaffali con dignità.
Ecco che oggi mi sono arrivati un po’ di libri negli scatoloni cartonati e profumati direttamente da Firenze. Li ho aperti subito gli scatoloni ed ho pensato, toh, altri gialli. Che poi siano gialli di colore e non di contenuto è un’altra storia.
Li ho accantonati accanto ai vari colonnelli e ispettori, per ora, visto che di spazio ne è rimasto poco in libreria. Stanno proprio bene, tutti i gialli vicini. Il che unisce il danno alla beffa.

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All’alba

La sveglia suona ma non la sento. Poi vibra il telefono, 4.45, chiamata in arrivo, scendo tra un quarto d’ora.
Mi sveglio del tutto senza grandi sforzi, infilo i jeans da distesa e mi alzo sorprendendomi del mio stesso equilibrio più calibrato di certe levatacce alle otto di mattina, dopo essere tornata a casa alle tre. Mah, strani bioritmi del corpo.

Fuori è ancora buio quando scendo con la borsa in spalla e una pesca troppo matura in mano, dannazione, si spappolerà in motorino.
Mi sta già aspettando. Indossa la tuta rossa, quella stagna, famosa per essere rimasta tale anche qualche settimana fa sotto il temporale, in motorino, verso la parte opposta dell’isola.
Nel parcheggio i resti del venerdì sera si fanno riconoscere. Urlano o biascicano parole, si insultano, qualcuno dorme nell’aiuola, altri cercano un bar aperto per un cappuccio e cornetto.
Ma a noi che ci importa, stiamo partendo per la Corsica, anche se una volta arrivati a Marciana Marina io mi fermerò lì, mentre Amedeo salperà sulla barchetta a vela lunga a melapena quattro volte me. Poi accadrà che lunedì tornerò a prenderlo e niente, il lavoro da skipper prevede anche accompagnatori morali a volte.
Io in Corsica non ci posso andare, la libreria mi tiene incollata alle acque toscane ancora per un po’, ma accompagnare qualcuno al punto più a nord dell’isola, prima che il sole sorga, chissà quando mi ricapita.

Mentre curviamo alternando banchi d’aria calda a quelli freddi raggiungiamo il cuore dell’isola, che esattamente non so come si chiama, ma ogni volta che passo su questa strada l’odore di rosmarino si fa più intenso e me lo sento che siamo nel baricentro di questo scoglio. Allora mi sento proprio coccolata da tutto quel verde, sapendo che dopo mi aspetta il blu.