Archivio mensile:luglio 2014

Dialoghi freschi con clienti #1

Poco fa ha iniziato a piovere e le porte delle libreria si sono chiuse da sole per una ventata. Sono andata a riaprirle e alle mie spalle ho sentito un buonasera

– Due giorni fa vidi un libro, copertina scura con delle rose, non troppo grande. –

– Così è un po’ difficile, così a memoria potrebbe essere l’ultimo di Massimo Nava, oppure… –

– Ma non so, l’ho visto su uno scaffale insieme a delle novità, ora non ricordo il nome. –

Allora mi giro del tutto e le chiedo se l’avesse notato in vetrina o sull’espositore nelle new entry sul bancone.

– Senta, ero alla Feltrinelli, più di dirle che era classificato nei best seller non saprei proprio come aiutarla. –

 

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Photobomber

Ha preparato una componente della carrucola. Ci sarà un filo doppio, ad anello, teso dalla mia alla sua terrazza.
La sua è un po’ in discesa rispetto alla mia, ma va bene lo stesso finché non dobbiamo mandarci uova in cestini di vimini.
Ho sempre sognato di avere un vicino di casa, possibilmente fronte-casa, con il quale tendere un filo da bucato in comune. In realtà quasi realizzai questa fantasia una decina di anni fa, in vacanza sulle Alpi con i miei genitori. Conobbi una bambina poco più piccina di me, viveva proprio davanti la casa che avevamo affittato. Perfino la sua finestra era alla stessa altezza della mia. Furono due settimane fantastiche, quando la sera tornavo dalla passeggiata giornaliera trovavo sempre dei bigliettini attaccati allo spago che avevamo teso da saracinesca a terrazzino. Bigliettini a quadretti con frasi come come stai? oppure sei via vero?rispondi. scarabocchiati a matita e mandati a scorrimento su quello spago. Insomma, la mia prima esperienza di chat.

Amedeo abita davvero davanti al mio palazzo e per di più a volte suona il violino nel pomeriggio. Quando ho scoperto -prima l’una e poi l’altra cosa- sono rimasta davvero di stucco. Più per la questione musicale: è da Aprile che sento quel violino. Ho immaginato per qualche motivo fosse una ragazzina delle medie, di bassa statura, con gli occhiali. Invece era Amedeo. La fantasia che scherzi fa.
Poi stanotte sono tornata a casa un po’ tardi dopo aver girato il centro storico in bici, in cerca di un locale aperto per un paio di velisti dispersi per l’isola. Era quasi luce fuori ed ero ancora lì a cercare di incatenare la bici all’eucalipto. Quando mi sono stesa, il sonno non arrivava allora mi sono messa a sfogliare le foto sul mio cellulare ritrovando  un autoscatto di almeno un mese fa, di quelli che mando ogni giorno a mia madre o mia sorella, per far vedere che non mi sono ancora tinta i capelli di blu o che non sia malnutrita. Insomma, ingrandendo ho riconosciuto una figura, proprio dietro, tra l’ascella ed il gomito.

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Domani alla mia presentazione del libro farò in modo di sedermi in ultima fila, nell’angolino, con la fumettista, in modo da poter parlare dei cazzi nostri per tutta la durata della serata
– … –
con lei è come tra donne – conclude lui

Ogni volta che

Ogni volta che
prendo in mano il libro di Hopkirk, per qualche motivo a me sconosciuto, la libreria si riempie di un pubblico dalle’età media non inferiore ai cinquantacinque-sessanta.

Ogni volta che
arriva il postino, mi vede alza una mano in aria e mi saluta con un sonorosissimo HEI, ma proprio con la i alla fine, non la y. Io ne sono certa, dice HEI non HEY. Da qualche giorno ho preso anch’io a salutare così e a quanto pare lo faccio davvero bene perché ora gli svedesi attaccano subito a chiedermi informazioni in svedese. Per un po’ ho fatto finta di nulla, poi oggi chiacchierando con un amico di Stoccolma ho scoperto che in Svezia usano la parola Hej per salutarsi. Con la j. Tutto subito si è fatto più chiaro, ma il dubbio sul perchè nel nostro alfabeto abbiamo tre lettere con un possibile stesso identico suono, rimane.

Ogni volta che
dico Domani mare, indosso il costume blu sotto la camicia e pantaloncini e dalla sera prima preparo la maschera, l’asciugamano e metto le chiavi di lavoro nella borsa da spiaggia, da portare direttamente in libreria, stai a vedere che piove. Ma mica sempre. Solo nei giorni in cui sono davvero intenzionata a farmi la mia oretta di nuotata.

 

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Sabato mattina

Se mai un giorno dovessi aprire una libreria, o una qualsiasi attività commerciale, farò in modo di installare al suo interno delle luci tali da simulare una giornata di sole anche a Novembre.
Insomma nelle mattinate come oggi, quando mi sveglio ed è nuvoloso so già che a lavoro una grossa fetta di under 30 non perderà l’occasione di rendermi partecipe al proprio entusiasmo reumatico. 

Per fortuna i sub hanno invaso con le proprie mute e bombole lo spazio davanti la Libreria, rendendo partecipi del mare anche quelli che di malumore entrano qui da me a lamentarsi della giornata uggiosa, del bagno in spiaggia che non si può fare, dello scirocco appiccicoso e cose così, più o meno disconnesse.  Spero non se ne vadano prima di pranzo, spero anche che le pozzanghere che hanno lasciato lì non evaporino prima di cena, mi piace il movimento di turisti che si è creato. Libri in mano e uomini seminudi oltre le vetrine.

 

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Cose ferrose più o meno pericolose

Ho conosciuto una persona lavorando in libreria, un’autore locale.
Per fortuna non uno di quelli che portano venti copie del proprio libro e pretendono una propria copia per vetrina di cui una nel settore dei best seller-contemporanei e una sul bancone insieme a quelli che propongo a rotazione (fatto realmente accaduto anni fa ormai).

Amedeo ha attraversato l’Atlantico e ha trascritto parti del suo diario allegando il tutto a degli scatti proprio niente male. Poi è arrivato qui da me e ha proposto di lasciare in conto-deposito qualche copia -datagli dalla sua casa editrice (Edizioni Myra)- al 30% (per la libreria l’equivalente del ricavato del prezzo di copertina in caso di vendita), ma è sfortunatamente incappato nel mio capo che, da imprenditore qual è, ha cercato di strappargli una percentuale del 50% (wtf?) rigirandosi il suo volume lucido e fresco di stampa tra le mani. L’ho trovata una cosa maligna, sebbene il mio capo non sia una persona cattiva tutto sommato. Amedeo allora ha ripreso ciò che aveva portato e se ne è andato, non prima di avermi lasciato una copia da mettere in vetrina, come esperimento. Esperimento di che poi?, dico io, è un bel libro e punto, ma vabbè. I capi son capi per questo.
Dopo una settimana le richieste hanno sfiorato la decina e tutta contenta l’ho richiamato chiedendogli di richiamare Edizioni Myra per farmi mandare altre copie.

Devo dire che ora “Le rotte del ferro salato” sta proprio bene insieme alle guide archeologiche ed al romanzo di Federico Regini, “l’Isola“, un’altra chicca editoriale qui all’Elba.

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Inoltre oggi scopro pure che Amedeo abita proprio di fronte al mio palazzo. E il mio palazzo, giuro, si affaccia su mezzo paese, quindi è tutto un dire.
Insomma, Amedeo oltre ad essere un portatore di informazioni interessantissime dall’oceano, potrebbe anche avermi vista quel giorno mentre sbattendo fuori la tovaglia piena di briciole lasciai cascare giù per tre piani ben due coltelli, suscitando il terrore di coloro che stavano pranzando sulle terrazze dei condomini circostanti. Ricordo che se ne parlò pure in piazza, intendo, delle le briciole che avevano coperto come neve i cactus della signora al piano di sotto.