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Questa mattina ho ricominciato a fare le cose che facevo una ventina di giorni fa, prima di andare in ferie, cioè: svegliarmi un attimo prima che suoni la sveglia, spegnere il bollitore subito dopo aver visto le bolle, girare per casa con la tazza in mano senza sapere bene cosa fare dopo. Sono finiti i tempi delle letture sulla lavatrice, dei pranzi a base di caffè e torte, tempi duri per gli esploratori.

Tredicesimo (ultimo) giorno di dopolavoro

Che dopolavoro? Di che sto parlando? Clic qui.

Tutte le cose che sono riuscita a fare durante due settimane di dopolav, dico, doppio-lavoro:

– far sopravvivere il gatto
– cucinare a casa almeno una volta al giorno
– superare la peste bubbonica nonché influenza

e nonostante la febbre, il raffreddore e la tosse:

– continuare a lavorare, io e il computer, in simbiosi, come se fossi in ufficio, ma non dall’ufficio.
– rispondere alle mail in modo accettabile
– rispondere alle chiamate a tutte le ore, senza sembrare appena alzata dal letto
– rispondere bene, in generale, a chi si è preoccupato di non farmi mancare zenzero/cene a domicilio/aspirine/antibiotici
– organizzare vari eventi aziendali e prenderne parte
– sorridere davanti la videocamera
– divertirmi da matti ad un paio di serate con amici e catarro contagiando tutti con la peste di cui sopra

e, inoltre:

-scrivere qui

Torno presto. Non domani, ma dopodomani, l’anno prossimo.

 

Dodicesimo (e penultimo) giorno di dopolavoro

Sto pianificando le mie vacanze che inizieranno il primo giorno dell’anno. Dico, non le ho scelte io, non ho deciso il periodo in cui andare in ferie e per non farmi il fegato amaro sul perchè io non possa scegliere quando riposare la mia testa, almeno per una volta all’anno, ho deciso che le sfrutterò al massimo queste ferie forzate, viaggiando.
Adesso, io non sono una persona da viaggio organizzato, da villaggio, da volo intercontinentale pur-di-andare-al-caldo. Per me le stagioni possono anche restare come sono, caldo caldissimo in estate, freddo freddissimo in inverno. Non mi piacciono i pacchetti all inclusive, le promesse dei comfort, i voli inclusi e quelli non inclusi, non vado pazza per l’odore che hanno le saponette negli hotel. Non mi piace viaggiare in gruppo, o almeno l’ho fatto e non mi ricordo che quella sera che abbiamo mangiato la wiener schnitzel (con patate) da asporto  sul balcone di un minuscolo appartamento. Quindi viaggio da sola.

Me ne andrei volentieri all’estero, ma tutto l’estero che mi viene in mente il primo di gennaio sarà sommerso o di neve o di turisti.

Decimo giorno di dopolavoro (con invito)

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Sono ancora qui?
Dieci giorni che parlo di cose che accadono attorno, ancora trenta e potrebbe sembrare a tutti gli effetti una quarantena, con tutta la febbre e la tosse e raffreddore in allegato.
Domani la volete vedere una persona sana, ma sana per davvero? Una che non starnutisce più né guarda con occhi lucidi chiunque? Non so, se siete a Roma mi trovate in via dei Coronari dalle 17 fino a chissà che ora, per un evento con tarallucci e vino. Non si paga, al massimo si chiacchiera con me o i mei colleghi. Non so se è allettante come l’ho buttata giù, ad ogni modo ora lo sapete.

Per qualsiasi informazione sui tarallucci e vino:    oceanoindiscesa@gmail.com
per le cose più importanti:    oceanoinsalita@gmail.com